Delle banche e del pollice verde

Sono in banca, sembra il deserto dei tartari, un’unico sportello aperto, persone in fila, gli altri sportelli e scrivanie sono assolutamente vuoti.
Fin qui niente di strano…
Ormai si fa molto on line, gli sportelli caleranno ancora e le procedure saranno sempre più rigide e automatizzate per cui a breve il contatto umano non servirà assolutamente a niente.
Così dicono e ci dicono che è per contenere i costi, ma io questi costi non li ho visti calare, invece i dipendenti sì, ma tanto noi non contiamo niente… E stiamo in fila.
Poi all’improvviso l’imprevisto.
Entra una signora ed ha due annaffiatoi in mano e uno zainetto alle spalle.
Annaffiatoi? Sì annaffiatoi avete letto bene… Sono vuoti e li tiene, uno per mano, facendoli oscillare leggermente mentre cammina.
Si avvicina allo sportello e le persone in fila da tempo, io stessa sono qui da oltre mezz’ora, la guardano già male quando lei esordisce così:
“Mi scusi, devo annaffiare le piante nell’ufficio qui accanto ma non mi aprono, ho suonato più volte, ma forse non c’è nessuno, voi avete una porta di collegamento da cui farmi passare?”
Silenzio
La sportellista la liquida con un “non so, chieda più avanti” e la signora pazientemente allunga fino alla sona degli open space, quella invenzione assurda per far finta di assicurare la privacy mentre discuti di cose private, mentre in realtà ti sentono tutti i casuali clienti in coda.
La solita privacy all’italiana.
Con calma la signora ripete la domanda: ” mi scusi, devo annaffiare ma non mi aprono…” Il tipo, di cui appunto non si vede il viso ma si sente distintamente la voce risponde : ” sono tutti a livorno, per una formazione, non c’è nessuno in ufficio”
Lei timidamente insiste:”ma voi potete farmi entrare? Ricordo di aver visto una porta che collegava a questi uffici”
“No signora, non c’è una porta, devono aprire loro, ma non c’è nessuno” risponde l’uomo garantito dalla privacy
“Mi scusi se insisto- replica la signora dalla cui voce traspare un moto di sconforto- ma io vengo appositamente da Firenze per annaffiare le piante, la mia azienda non ha problemi a mandarmi di nuovo, ma io vorrei evitare di fare il viaggio a vuoto…”
Niente, nessuna soluzione, la signora è costretta a tornare indietro coi due annaffiatoi vuoti che pendolano mestamente ai suoi fianchi.
Ecco, questa “scena” che si è svolta in una sede di un grande gruppo bancario, non quelle piccole banche popolari o cooperative che ci additano come il male assoluto, è emblematica del sistema di risparmi, efficienza riorganizzativa, fusione tra gruppi bancari e grandi gare di appalto.
Tutto all’italiana ovviamente… E, per dirla con Totò “.. E io pago!”

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